La storia in collina  

Gli antichi insediamenti nel territorio gattinarese erano formati da piccoli villaggi disposti ai piedi della collina. Ne rimangono solo pochissime tracce e, per la maggioranza, ne resta testimone solo il nome della regione: san Iacu, Sòtmònt, Casalèc, Annoja, Crosa, Vilascia, Castlasc, Vilet, Rivet, Casascia, Luscinèy e Mezan (già in territorio lozzolese). Nel periodo delle invasioni barbariche, gli abitanti dei villaggi si spostarono sul monte San Lorenzo e, colà, si fortificarono, rimanendovi per tutto il periodo della dominazione longobarda. Ai piedi del castello di San Lorenzo, in località pian Cordova, pare esistesse un insediamento fortificato ed una conceria di pelli di ovini, rifornita di acqua da un piccolo lago creato da uno sbarramento artificiale. Legati a questi insediamenti sono i nomi delle località Scalvai (luogo di taglio di alberi a capitozzo per ottenere pali), Rusca Randa (luogo di prelievo della rusca, corteccia delle querce usata per la concia delle pelli). Durante il periodo Carolingio, con l'instaurarsi del sistema feudale e di una relativa tranquillità nei riguardi di ulteriori invasioni, la gente ridiscese al piano, prendendo dimora nelle antiche località romane e nei luoghi fortificati di nuova creazione.

   l'unico residuo di Uccineglio

Sorgono così i castelli di San Sebastiano, il Castellazzo, sito nei pressi della salita che porta a San Bernardo, e un primo maniero ove sorge la Torre delle Castelle.

Il castello di San Lorenzo rimane come luogo fortificato fino all'epoca comunale.

Con la fondazione dell'attuale borgo, voluta dal Comune di Vercelli, i castelli e gli insediamenti della bassa fascia collinare vanno in declino fino alla decadenza completa.

San Sebastiano

 

 

 

Per un certo periodo il Castello di San Lorenzo è conteso tra il Vescovo di Vercelli ed i podestà dello stesso Comune, per ottenere il controllo e la sorveglianza dell'alto vercellese e della bassa Valsesia. Pian Cordova fu, nel XIV sec, luogo di riparo per Fra Dolcino, perseguitato come eresiarca, fuggito con i suoi seguaci dalla pianura ad ambienti più isolati e meglio difendibili. Un tratto di sentiero che corre in cresta, dopo la Pietra Romanesca sino alla Rusca Randa, per poi proseguire in territorio di Serravalle verso la Pietra Groana e la Valsesia, segnalato per intero dal CAI, è denominato di Fra Dolcino, poiché questi se ne servì per fuggire, senza passare nei paesi della valle a lui ostili. Una breve dominazione dei Marchesi del Monferrato, intorno al '400, vide un momento di splendore per il maniero della Torre, che fu ripreso ed ampliato per farne una roccaforte come testa di ponte per i Marchesi che, però, presto dovettero abbandonare le loro mire espansionistiche verso queste zone. Dopo questo periodo la collina fa storia solo grazie alla produzione del vino Gattinara, portato su molte tavole illustri.