Care amiche ed amici, 

ieri sera all'imbrunire, una suggestiva e toccante manifestazione ha ricordato i 70 anni del Bombardamento di Gattinara, 20 giugno 1944. 

Una rappresaglia che uccise 9 civili inermi. 

Volendo condividerla con voi tutti, eccovi qualche foto ed il ricordo del Valter, che quasi tutti voi conoscete, ed ha emozionato molti dei presenti.

Con un arrivederci a presto,

Fabrizio Bussolino.

 

Gattinara, 20 giugno 2014

CELEBRAZIONI

del 70° ANNIVERSARIO

del BOMBARDAMENTO

di GATTINARA

 

 

 

Io c’ero quel giorno del ’44, avevo quasi 9 anni, me lo ricordo

come fosse oggi.

A Gattinara una bella giornata di sole accoglieva il tradizionale mercato del martedì, vollero colpire e terrorizzare la molta gente

per strada.

I cinque aerei “stuka” arrivarono da sud, le prime bombe

destinate all’ospedale che doveva essere punito per aver dato soccorso, nei giorni precedenti, a partigiani valsesiani.

Mio papà Chiaffredo era ricoverato in degenza,

dopo la storica prima operazione di ulcera effettuata dal

Professor Silvestrini nel nostro ospedale.

Le bombe fortunatamente non colpirono l’ospedale,

una inesplosa si conficcò sulla pianta di ciliegie nell’orto

del Bundonna.

Ricordo tre fascisti (il cui nome non merita citare),

che attraversando in bicicletta Piazza Savoia, oggi dedicata

al partigiano Aulo Formigoni, con bandierine bianche e rosse segnalavano dove non bombardare.

 

In paese le esplosioni crearono panico e vittime, ben nove i morti innocenti. Le mie zie astigiane, Emilia e Michelina, in quei giorni in visita per aiutare mamma, spaventate, mi portarono in bicicletta “sfollato” dal cugino Pinot a Cossato. L’anno successivo a Biella, a soli 11 giorni dalla liberazione, una rappresaglia nazi-fascista rapiva in ospedale mio fratello maggiore Alcide, malato, fucilato solo perché dovevano fare numero nella loro vendetta. Fu sepolto nel cimitero partigiano di Biella, primo campo levante, tomba n. 288. Storie famigliari mai raccontate prima.

Voi che la pace e la libertà le avete sempre avute, non aspettate di perderle per capirne e difenderne il valore.

Valter Bussolino.

Memo; soprannomi dei tre fascisti con le bandierine;

Nino Ciripin, gestore del Bar

Chalet Stazione.

Terz, parenti abitavano di fronte Antoniolo vini.

Nozza, burbero guardiano della Pozzi.

Un giorno fu aspettato e picchiato mentre rincasava del lavoro.

Il giorno dopo mi chiamò e mi diede 20 centesimi perché comprassi delle caramelle, ma mio papà me le fece comprare in due volte.

L’indomani si suicidò buttandosi dall’interno della cupola di San Pietro,

davanti alla cripta di San Benedetto.

 

   

Tnx Valter e Fabrizio Bussolino.